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Recensione “The Hole”

hOle3In the Hole, sembra esser tornati nei vecchi squallidi bar degli anni ’70, o forse anche i bar squallidi dei giorni nostri, dove tra una birra e l’altra vengono deliziati da labbra anonime che provocano piacere.
Hal, un ragazzo ancora acerbo, si ritrova in questo bar, lamentandosi con il suo amico barista riguardo il cambiamento repertino del suo ragazzo. Durante una sfilata di eccentrici personaggi, Hal cerca di evadere disgustato alle loro avances.
Poi, stufo decide anche lui di cedere, e entra nel paese dei Glory Holes, ma invece di trovare una bocca vogliosa, trova uno psicopatico, desideroso solo di renderlo schiavo, e il piacere diventa macabro, tra aghi, bisturi e indovinelli, Hal si ritrova vittima di un serial killer. Ma è reale o sarà frutto della sua fantasia? Troppi dettagli combaciano nelle sue descrizioni: Il coniglio che ha comprato insieme al suo compagno, gli aghi, le rose bianche, che ogni giorno erano doverose come risveglio. E’ possibile che il serial killer conosca così bene la vittima? O se Hal sia semplicemente vittima della sua immaginazione?
in un mondo dove abbiamo tutto, alla minima mancanza cadiamo in un vortice, e si viene “risucchiato in questo buco” di incertezze, paure che in realtà non esistono.
Un testo interessante e crudo.

Fabio Chiarini

Recensione ” Sogni Proibiti” al Teatro Duse

sogni proibitiUna commedia che ricorda i personaggi pirandelliani, dove l’identità viene spesso confusa e dove non si percepisce se è sogno o realtà. E proprio il titolo che scaturisce questa confusione: “Sogni proibiti ” in scena al Teatro Duse scritto da Alessandro Londei, che ne cura anche la regia, e Brunella Caronti. Lo spettacolo  è in scena dal 30 gennaio a con Brunella Caronti, Silvia Catalano, PierLuigi Licenziato, Alessandro Londei e Alberto Mosca.
Una commedia dove una serie di vicissitudini diventano il delirio di un uomo,  in ogni singola scena diventa marionetta degli altri personaggi: protagonista Giacomo, un marito che tradisce la moglie con la cameriera Maria,dove a sua volta la moglie, Sofia, nota scrittrice, lo tradisce con il suo editore. Un’improvvisa partenza di Sofia negli States farà prendere la palla al balzo a Maria, nel confondere le idee a Giacomo, spacciandosi per sua moglie. Ma è davvero così o si tratta di un sogno? Forse Maria è davvero sua moglie e tutte le circostanze di tradimento è solo frutto di una fantasia che gioca nella perversione di un tradimento.
Così Giacomo convoca un suo compagno di scuola psicoanalista, che  cercherà di dare una mano nella stesura dei fatti.

Tuttavia  ogni volta che si  accendono le luci e Giacomo si sveglia, è in una sogno continuo: una volta in un ménage à trois tra Maria e Sofia, una volta amante di un poeta parigino, una volta persino in un ménage a trois bisex. Insomma tutto ciò che sembra proibito e surreale non va che aggravare la pazzia di Giacomo.
Ma Giacomo è davvero quello che è? Pensa davvero che come all’inizio della commedia che Sofia sia la moglie e Maria la cameriera? O forse Maria è una collega di lavoro? E l’editore, Lupo, è davvero l’editore o è un compagno?
Sogni che s’intrecciano all’infinito fino a confondere la mente umana, la profondità dell’animo umano che cede alle tentazioni. L’ironia di un quiz a premi surreale, farà capire al pubblico i personaggi nella realtà, tutto in una chiave onirica.
L’incipit che risulta classico di tradimenti, equivoci, macchinazioni e sconcerto dei protagonista è solo frutto della fantasia del protagonista? Le scienze psicologiche hanno da sempre tentato di stabilire un contatto tra realtà oggettiva, realtà soggettiva e costruzioni inconsce. A quanto pare, proprio queste ultime permettono di far affiorare le verità personali sepolte, siano esse paure o ossessioni, desideri o traumi profondi, con il linguaggio dell’allegoria e con il veicolo del sogno. Ad oggi, il meccanismo dei sogni onirici rimane uno dei misteri più sconosciuti e incompresi della scienza occidentale. Di essi, però, sappiamo affermare con sicurezza che favoriscono l’emersione di una personalità profonda della quale ignoriamo la potenza. E tra l’arpeggio di una chitarra che suona “Giochi proibiti” in perfetta sintonia con la commedia, possiamo solo che scoprire la verità….
Una buona interpretazione degli attori in particolar modo del protagonista e scrittore Alessandro Londei. In scena fino al 16 febbraio.

Teatro Duse
via Crema 8 – Roma
Giovedì, venerdì e sabato, ore 20.45
Domenica ore 17.45
Biglietti: Intero: 13€ Ridotto: 10€ (+ 2€ di tessera del Teatro Duse)
Info 06.70.30.59.76

Fabio Chiarini

Recensione di “Bunker”al teatro Millelire

BunkerLo spettacolo è in un rifugio antiatomico. Un’esplosione nucleare ha raso al suolo interi quartieri e ucciso moltissime persone. Una donna ha salvato l’altra trascinandola nel suo bunker. Apparentemente è grata per averle salvato la vita, ma  giorno dopo giorno chiede cos’è successo e cos’è n’è rimasto di fuori.

Domande che non le vengono risposte, e per metterla a tacere, l’eroina è costretta a ridurre il cibo. Con il ricatto le domande muoiono, ma si crea più tensione della clausura, una tensione che per una delle due donne è anche sessuale.

Bomba nucleare? La radio che deve essere accesa solo una volta ogni tre ore altrimenti si scaricano le batterie? E soprattutto come mai quella donna ha costruito quel rifugio quando non c’era alcun pensiero di guerre o atti terroristici? Menzogne, dominio e sottomissione espresse in un dialogo serrato, asciutto, dal sapore cinematografico. I giorni si riducono in minuti, spesso le pause tra le attrici lasciano la libera interpretazione allo spettatore e lo fa immaginare, in particolare quando l’eroina dichiara il suo amore verso l’altra. “Ti amo, Ti ho sempre amato” Questo dettaglio saffico farà scattare la domanda: “Ma è avvenuto veramente un atto terroristico?”

Un’ottima interpretazione delle attrici Anastasia Astolfi e Alessandra Chieli.

BUNKER  fonde Amore e Morte in una dolcezza seducente ma pericolosa.

 

BUNKER

drammaturgia di Celeste Salmucci

interpretato da Anastasia astolfi e Alessandra Chieli

diretto da Anastasia Astolfi

Recensione “Detective malone..suppongo” al Teatro Trastevere

locandina detective maloneSembrerebbe la storia di tutti gli scrittori: perennemente sbadati, un chiodo fisso sul testo che si sta scrivendo…e la classica crisi dello scrittore. Come se non bastasse anche mal di testa.
Ovviamente la fidanzata, è tutt’altro che sognatrice, intenta al proprio lavoro e guardando con disgusto il copione. Ma per Matteo, dopo aver conosciuto un produttore, inizia a scrivere un noir per il teatro ambientato negli anni’30, su un detective, il detective Malone. Durante una giornata di pioggia, il detective Malone con una donna tanto misteriosa quanto affascinante compaiono nel suo appartamento. Inizialmente Matteo rimane scioccato, perchè vede in carne ed ossa i personaggi della sua storia; poi, una volta abituato alla presenza dei due, si fa aiutare dagli stessi protagonisti per terminare il lavoro
Il temporale è terminato e i personaggi svaniti. Solo quando tornerà la ragazza, che ha ritirato le accertazioni del dottore in merito al mal di testa, rivelerà una notizia scorcentante.
Uno spettacolo divertente, comico, ma con un finale drammatico, duro.
Uno spettacolo che fa ridere, ma soprattutto riflettere. Sarà un finale positivo sotto alcuni aspetti, ma ci sarà un lato oscuro dove si spiegherà il perchè della comparsa dei personaggi del suo romanzo.
Una buona interpretazione degli attori Alessandro Fiorucci, Alessandro Pascucci, Enrica Guidi e Fabrizia Scaccia.
Teatro Tratevere

via Jacopa da’ Sette Soli 3

Recensione “Mitloveologia” al Teatro Testaccio

Locandina_MitloveologiaL’olimpo ha sicuramente una succursale al quartiere testaccio di Roma. Mentre Zeus, naviga su internet, una serie di sketch, tra Orfeo ed Euridice, Epimeteo e Pandora, Amore e Psiche, Dioniso e Arianna si alterneranno per dare vita ad una satira divertente giocato più che sull’amore, sui doppi sensi “amorosi”! Grazie alla Compagnia ME Gusta le tragicomiche greche ci faranno divertire fino al 13 ottobre al Teatro Testaccio di Roma in Via Romolo Gessi, 8.
Gli attori Maria Elisa Barontini e Gustavo Maccioni ( da qui il nome dei ME GUSTA) hanno portato sul palco i miti greci e li rappresentano in chiave tragicomica, quasi come fossero delle vere e proprie sceneggiature su cui costruire, con gag e giochi di parole, un racconto inedito e particolare dell’antica Grecia. Cosa si dicevano e come si sono svolte realmente le vicende degli eterni personaggi del mito? E inevitabilmente, sotto questa nuova luce, le coppie del passato non sembrano poi molto diverse da quelle del presente. L’amore, sofferto e sfortunato, ma anche felice e corrisposto, è in ogni epoca sempre lo stesso.
Una buona interpretazione degli attori, battute studiate e divertenti, ma un pò troppo veloci per poter afferrarle tutte. Si dovrebbe metterle nel vaso di Pandora e aprirlo piano e ascoltare poco per volta, per poterne apprezzare appieno.
Note di regia

Mi piace far ridere. Trovo non ci sia nulla di più emozionante. Mi piace divulgare cultura, trovo sia uno dei nostri punti di forza, ed è nello spirito del teatro che entra in contatto diretto con le persone. Mi piace raccontare storie, con il tocco leggero e a volte amaro della comicità. Gustavo Maccioni

I ME Gusta

La compagnia nasce dalla collaborazione tra Maria Elisa Barontini e Gustavo Maccioni che sono interpreti, ma anche autori e registi di teatro. I ME Gusta (Maria Elisa e GUSTAvo) si misurano in scena, per il terzo anno consecutivo, con le loro imprevedibili creazioni: un mix di storia, ironia, parodia e comicità è alla base del loro lavoro. Per un teatro tutto da ridere e da… GUSTARE!

Mit(love)ologia. Le tragicomiche greche

Interpreti: Maria Elisa Barontini, Gustavo Maccioni

Luci e fonica: Maurizio Lollobrigida

Testi e regia: Gustavo Maccioni

 

Teatro Testaccio

Via Romolo Gessi, 8 – Roma

Da martedì 1 a domenica 13 Ottobre

Tutti i giorni alle ore 21.00, domenica alle ore 18.00, lunedì riposo

Biglietto: 10.00 € intero / 8.00 € ridotto + 2.00 € (tessera associativa)

Info e prenotazioni: 347 1573085 – 393 9596237 – gusmac84@gmail.com

LOCANDINAVINCENT

Chi non conosce Vincent Van Gogh? Uno dei massimi esponenti dell’impressionismo. Chi non è rimasto affascinato della notte stellata,  dei cipressi o dei suoi girasoli?

Ma chi davvero conosce Vincent? . Quella strana coincidenza di esser nato un anno esatto dopo la nascita/morte del fratello maggiore , la sua burrascosa relazione con il padre e la depressione della madre, il suo rapporto amore-odio con Gaugin.

Cosa nasconde quel talento nei suoi quadri?

Un monologo che racconterà Van Gogh come uomo, dalla nascita alla morte l’attore, i suoi sogni, le delusioni, le paure, mettendo a nudo la sua personalità,  una vita interessante tanto quanto  le sue opere.

“Un personaggio conosciuto, che pochi conoscono davvero. Vincent non è solo un pittore. Vincent è un uomo come pochi. Dovevo raccontarvi di lui –  afferma Roberto Galano, direttore del Teatro dei Limoni di Foggia – Van Gogh è un nome conosciuto ma un uomo che pochi conoscono davvero. Un’icona della pittura per molti ridotta a poche misere immagini: quello dei girasoli o l’artista pazzo che si è tagliato l’orecchio. Basterebbe soffermarsi sullo sguardo di uno dei suoi tanti autoritratti per capire che Vincent è molto di più.

Dopo lo spettacolo “Bukowski”, Galano  torna sul palco del Teatro Millelire,  diretto Lorenzo de Feo, nel quartiere Prati, in via Ruggero de Lauria,22, lo spettacolo “ Vincent: vita, colori e morte di una follia”  debuttato il 17 settembre, in scena fino al 29.

“Il nostro legame è nato proprio così, con uno sguardo, e poi le prime parole, e poi la sua vita, come un fiume che sborda oltre le mille pagine che non basterebbero a contenerla” spiega il regista “Vincent non è solo un pittore. Vincent è un uomo come pochi”.

Interpretato dall’attore Leonardo Losavio , lo spettacolo risulta duro, drammatico, crudo, ma con un pizzico di ironia che rende l’idea della pazzia dell’artista. Un’ ottima interpretazione del protagonista che con questo mélange tra crudo e ironico insegna al pubblico la biografia di un artista impareggiabile, mantenendo attento lo spettatore, mettendolo a conoscenza quello che si cela dietro ad un nome come Vincent Van Gogh.

Da non perdere assolutamente.

Per maggiori informazioni:

Teatro Millelire

via Ruggero di Lauria 22 Roma

dal 17 al 29 settembre 2013

ore 21.00

domenica ore 18.00

Costo biglietto: intero 12.00, ridotto 10.00, tessera associativa 2.00

http://www.millelire.org – 0639751063 – 3332911132

Recensione Eder Speranza al Teatro Lo Spazio

edersperanza_locandina“Eder, senza la a… Come Heather Parisi, mia madre era ignorante e non sapeva come si scrivesse correttamente”. Eder si presenta così accentuando sempre il suo nome, spesso storpiato. Nel monologo racconta con la sua allegria  la storia della sua vita: una figlia illegittima di un cantante degli anni ’60 oramai nel dimenticatoio. Cresciuta con la madre arriva a Roma con il desiderio di conoscere il padre, per poi ritrovarsi che non ha pensato ad altro nella sua vita ed è ora di costruire un futuro. E quale città meglio di Roma?

Presenta i personaggi che hanno affollato la sua vita facendoli rivivere in dialoghi di botte e risposte in un linguaggio decisamente vivace spennellato dal colore dialettale partenopeo.

Un monologo coinvolgente, intenso e ironico di una donna che, in maniera buffa, ci conduce nella sua problematica storia familiare, nel suo mondo di amare realtà e dolci sogni. Lo spettatore segue la sua vicenda nel trascorrere del tempo e nel susseguirsi degli eventi.  Si affeziona ad Eder, perché è una ragazza semplice, dolce, alla mano, la classica ragazza della porta accanto.

 

Eder sogna un amore differente da quello della madre, ma i cliché della vita sembrano di natura genetica, così s’ innamora e sembra come se il passato torni nel presente. Tra racconti e segrete confidenze, in un fondersi confusionale di passato e presente, finzione e realtà, diventiamo testimoni dell’inestricabile gabbia nella quale vive tutta la sua vita.

 

Una buona interpretazione dell’attrice Teresa Del Vecchio che fonde dalla commedia alla tragedia, tentando di far affezionare il personaggio allo spettatore, in modo da renderlo poi partecipe, toccandolo poi alla fine nella sua drammatica fine.

 

 

Note di regia

Benché non ami molto i monologhi a teatro, quando ho letto “Eder Speranza” me ne sono immediatamente innamorato. Una delle cose che più mi ha colpito è stato il fatto che il racconto avesse in sé una struttura dialogica e la possibilità di entrare ed uscire dalla tanto temuta quarta parete. Così ho pensato, con l’ausilio e la disponibilità dell’ autrice del testo nonché interprete, di utilizzare tutti  questi elementi facendo rivivere la vicenda della protagonista come fosse una commedia. Si alternano quindi passaggi in cui lei ci presenta i personaggi che popolano la storia e ce ne parla, ad altri in cui li interpreta lei stessa, ad altri ancora in cui ci dialoga come se loro fossero lì ed è allora che si alza la quarta parete. In una chiave di lettura naturalistica che mischia il più possibile, e il testo me ne ha dato la possibilità, momenti di comicità schietta ed ironia a momenti piuttosto drammatici il più possibile senza compiacimento.

La scena è abbastanza ricca di elementi e di luoghi che la protagonista fa rivivere man mano che si svolge la vicenda. Il mio obiettivo è stato quello di evitare la staticità che spesso è riconoscibile nelle strutture monologanti.

(Giorgio Carosi)